Originari della Valle del Rodano, il Syrah e il Viognier hanno trovato a Podere San Michele un terroir ideale. Le viti innestate si adattano perfettamente ai suoli sassosi e ben drenati, beneficiando di un microclima mite con ottime escursioni termiche.
Caratteristiche del Sirah: grappoli di media grandezza, acini scuri con buccia spessa e ricca di antociani.
Profilo aromatico: note di pepe nero, frutti di bosco, viole e liquirizia.
In cantina: il vino Syrah si affina in legno, sviluppando corpo, struttura e complessità.
Caratteristiche del Viognier: vitigno a bacca bianca dalla buccia spessa, grappolo medio piccolo e compatto.
Profilo aromatico: Profumi di fiori bianchi e frutta gialla, sapido, dal finale durevole
In cantina: Affinamento in vasche di acciaio e in bottiglia.
Vitigno principe della regione, il Sangiovese è il cuore pulsante della nostra tradizione. Grazie all’innesto su portainnesto vigoroso e resistente, la vite sviluppa una maggiore uniformità nella crescita e nella maturazione, garantendo una qualità costante dell’uva.
Caratteristiche del vitigno: grappolo medio/grande, acino ovale, buccia sottile e ricca di tannini.
Profilo aromatico: ciliegia, prugna, viola, leggere sfumature terrose e speziate.
In cantina: il Sangiovese si presta a vinificazioni tradizionali con affinamento in botti grandi, per un vino equilibrato, fresco e longevo.
Vitigno a bacca nera originario della Francia, oltre ad essere una delle varietà più diffuse è anche una delle più duttili, si adatta bene a qualsiasi condizione climatica, riesce a mantenere le sue caratteristiche organolettiche ben armonizzate con quelle del terroir.
Caratteristiche del Vigneto: grappolo medio-piccolo, dalla buona compattezza, con buccia molto resistente, blu-nera con sfumature violacee.
Profilo aromatico: note di frutta rossa come ribes nero, mora e prugna.
In cantina: si ottengono vini intensi sia nel colore, che nei tannini, carichi di sostanze aromatiche.
Certe cose preferiamo farle ancora a mano, con tutta la cura che serve.
Tutto quest’anno ch’è, mi son frustato
di tutti i vizi che solìa avere;
non m’è rimasto se non quel di bere,
del qual me n’abbi Iddio per escusato,
ché la mattina, quando son levato,
el corpo pien di sal mi par avere;
adunque, di’: chi si porìa tenere
di non bagnarsi la lingua e ‘l palato?
E non vorrìa se non greco e vernaccia,
ché mi fa maggior noia il vin latino,
che la mia donna, quand’ella mi caccia.
Deh ben abbi chi prima pose ‘l vino,
che tutto ‘l dì mi fa star in bonaccia;
i’ non ne fo però un mal latino.
“Cecco Angiolieri”